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Michele Lanzo "artista
del figurativo"
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a cura di
Giancarlo Sergio
Michele
Lanzo, pittore napoletano per elezione, è essenzialmente un artista
del "figurativo" nel significato migliore che questo aggettivo
conserva tuttora.
La sua
pittura, decifrabile in una tematica semplice e cosiddetta
tradizionale, risulta caratterizzata da una originale quanto
prepotente ispirazione, che si presenta del tutto incontaminata
tanto dalle allettanti ed il più delle volte facili tentazioni
erompenti dalla lunga serie degli "ismi" ricorrenti quanto dalle
facili lusinghe che la Napoli ottocentesca promana ancora.
Certamente
Michele Lanzo ha operato le sue scelte fra le varie correnti
pittoriche e dell'Ottocento e del Novecento; e ciò indipendentemente
dagli studi eseguiti, e nel contempo, dalle naturali maliè di cui
Napoli è sempre prodiga.
Nel Lanzo è ben evidente l'influenza dell'Espressionismo dell'inizio
del presente secolo, e come giustamente nota in una precedente
critica l'esimio Carlo Barbieri questi non sembra aver attinto dal
filone dell'Espressionismo tedesco quanto piuttosto e sapientemente
ha saputo guardare con attento stupore al filone austriaco e
fiammingo della medesima corrente artistica.
Chi ha già
scritto sull'arte del Lanzo ha via via fatto presente che nelle sue
opere si scorge il ricordo del Turner , del Permeke , del Kokoschka
, del De Pisis , del Vlamenck e di altri ancora. Ebbene, bisogna
subito dire che il Lanzo ha certamente saputo guardare ed assimilare
questa serie di artisti per poi , al momento della propria
realizzazione pittorica , seguire esclusivamente ed essenzialmente
la sua indole ispiratrice, che lo ha portato e lo porta ancora ed in
maniera sempre più felice e personale ad esprimere la sua passione
fatta di vita vera e di una insolita ricchezza di motivi spirituali.
Venendo a
parlare della pittura di Michele Lanzo si deve portare innanzitutto
l'accento sulla sua pennellata, che risulta, larga, inquieta
,rapida, piena di movimento e senza alcun ripensamento di sorta .
Inoltre il
colore si presenta impetuosamente con sensuale forza emotiva. Un
colore misto ora da un copioso impasto e di velatura, ora di tinte
luminosissime alternate a tinte dolcemente brunate, ora risolto con
trasparenze e luci violente, ora, infine un passar veloce di luci
smarrite e di effetti timbrici che si risolvono dappertutto. A tutto
ciò, infine, s'accompagna una piena e sicura padronanza della
materia. Si giunge così alla stesura di una realismo che si
definisce per l'appunto espressionistico , composto da solidi
sviluppi cromatici che colpiscono ed emozionano al tempo stesso,
vivificato da un tenace e travolgente fervore e dalla sua innata
passionalità che riescono a concretizzarsi grazie ad un "raptus"
creativo veramente insolito, suadente e sorprendente insieme.
Il nostro
sguardo resta infatti dapprima sorpreso e poi stupito nell'osservare
i suoi paesaggi e le sue figure.
Nel
Lanzo il paesaggio non è quello solito della Napoli pittoresca ed
arcinota : l'artista si sofferma invece a dipingere il paesaggio
napoletano meno conosciuto e più generico, egli si sofferma là dove
l'animo improvvisamente gli suggerisce. Ed è così che il Lanzo ci
presenta il paesaggio dell'entroterra campano, della zona periferica
di quella Napoli meno nobile e sconosciuta, ma sempre interessante .
Ecco dunque i porticcioli ricolmi di barche e di rimorchiatori, ecco
il paesaggio della povera gente, degli operai e dei contadini , in
cui la drammaticità quotidiana ci viene mostrata ed offerta senza
forzature grazie alla già menzionata tonalità di luci violente ed
impetuose, grazie ad un colore ora abbrunato ora abbagliante. E' la
sua pittura pittorica, dove le mezze luci ed i mezzi toni sembrano
sottostare fatalmente alla violenza delle luci e dei toni decisi.
Una pittura
che risulta libera di effondersi sui sentimenti che il quotidiano
incontro con la natura vibrante delle piante, delle nuvole, delle
strade di città, o delle immense e silenti campagne, con i porti e
le barche con i suoi tipici rimorchiatori gli suggerisce con una
naturalissima accentuazione d'armonia sempre però inquieta e
struggente . Nei suoi paesaggi, nei più, è sempre presente la pianta
, che non è però quella florida e rigogliosa, ma quella spoglia e
scheletrica che viene a campeggiare l'intera tela per via di
un'orditura spezzettata e nel contempo continua.
L'albero è
appunto un "leit-motiv" ricorrente che ci testimonia chiaramente
l'amore che l'artista nutre verso la vita e la natura stessa, con un
dirompente entusiasmo che s'arricchisce sulla tela grazie ad
un'essenzialità timbrica notevole.
Nella figura, poi, notiamo che il Lanzo riporta nella stesura del
soggetto tutta la propria originale carica espressiva,
concretizzatesi ancora una volta con la solita pennellata vigorosa e
decisa. Nelle sue figure, quasi sempre femminili, il viso assume la
parte preminente sul resto del corpo: lo sguardo di queste figure è
pensoso , a volte assorto, carico ora di vis drammatica ed ora di
dolce umanità e di pace interiore .
Nel volto
l'artista esprime il suo incontenibile desiderio e l'assoluta
esigenza di presentare a colui che osserva l'opera il suo vero animo
plasmato di semplice e pura umanità e di suadente poesia.
Non meno
felice, infine, troviamo il Nostro nella realizzazione della natura
morta e dei fiori entrambe questi soggetti vivono e palpitano grazie
a quella forza espressiva succitata e grazie ancora alla spiccata ed
inconfondibile sintesi di colore e di materia.
Questo è
Michele Lanzo un pittore che opera con onestà e che come gli artisti
è destinato a raggiungere il giusto e meritato riconoscimento che
spetta agli artisti veri.
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