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Michele Lanzo, un artista straordinario
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a cura di
A. Di Bonito
E'
Vlamnik! Ma è un Vlamnik diverso, addirittura migliore,
riscoperto!". Così si esprimeva Erich Steingraber, quasi commosso,
nel guardare alcune opere di Michele Lanzo, fino a lisciare la tela
con le dita di una mano, come incredulo.
Michele Lanzo è un artista straordinario, che dipinge da quarant'anni
sempre col suo stile unico, inconfondibile.
Di origine
calabrese, ora vive a Napoli, dopo aver girato l'Europa e il mondo
in quella che lui definisce l'affannosa ricerca della verità della
luce e del colore.
Ha esposto in
Italia e all'estero in numerosissime mostre personali.
Quando lo si
incontra, si stenta a credere all'impressione straordinaria di
questo giovane, dagli occhi acutissimi, ma che ha già superato di
qualche anno le sessanta primavere. E alla vitalità e all'entusiasmo
del suo eloquio, come ancora di un ragazzo innamorato delle sue
tele, dei suoi pennelli, del suo colore…
Di lui hanno scritto critici importanti, qualcuno famoso, da Gillo
Dorfles a Carlo Pirovano, da Erich Steingraber ad Arturo Carlo
Quintavalle, a Sabino Manganelli.
Ha detto di lui Sabino Manganelli:"E' luce permeata nel tempo
l'atmosfera distensiva delle opere del Lanzo, che scaturisce
luminosa e vivida. E' una luce ariosa, soffusa, impalpabile che si
insinua nel morbido tessuto pittorico esaltandone l'armonia della
composizione, connotata dal gesto ampio e da una stesura cromatica
dolce e distensiva, compresa in tutta la sua sciolta, fresca ed
ariosa espressività. La rapidità esecutiva dell'ordito compositivo,
denotata da tocchi veloci, ma altamente espressivi, evidenzia nel
Lanzo una capacità sintetica dell'immagine e del colore, capace di
esaltare e di evidenziare la pregevole e squisita artisticità e
professionalità che a Lanzo gli si ascrivono indubbie".
Invece
Pirovano osserva di lui: "il colore che egli modella sulla tela,
quella materia luminosa e splendida, è davvero qualcosa come terra
infuocata. Il colore non rappresenta - "è" - sulla tela la presenza
magica delle cose e degli uomini".
Gillo Dorfles afferma: "Scoppia un'esaltante gioia in un delirio di
colori crudi, a volte con lugubri paesaggi e con fiori dolorosi.
Egli addenta il colore nella sua primitiva asprezza."
Steingraber
di lui dice:"Egli non diversifica i toni, dosando attentamente le
loro luci ed ombre, li unifica , distendendoli in larghi strati, e
trova altri modi per esprimere la luce e modellare la forma. Questi
altri modi sono costituiti dal colore, dai rapporti di colore . La
scelta dei toni e dai rapporti stabiliti tra di essi , il pittore
rende insieme il colore dell'oggetto e questo colore è esso stesso
sintesi del tono locale e del tono-luce, la forma dell'oggetto, lo
spazio luminoso e la profondità".
Io ho
trascorso con Michele gran parte della mia adolescenza e ricordo
soprattutto la sua sensibilità, che era assoluta, per il colore e
l'immagine delle cose della vita. Poi vi è stata fra noi una lunga
pausa durata decenni. Ci siamo rivisti ora, ex ragazzi di una volta
, entrambi nonni, e ci sembra incredibile scoprirci lo stesso
sorriso e qualche parola che ancora ci evoca antiche impressioni,
stagioni passate inesorabilmente.
Ho visto le
sue ultime opere:sono come quelle di quarant'anni fa , cioè
bellissime, senza alcun velo che possa rendere opaca l'impressione
che ne deriva , cioè una limpida quiete, anche se qualche guizzo ,
qualche tocco in una parte del quadro ancora evoca, all'improvviso ,
l'antica inquietudine che ricordo dell'animo di lui giovane, e che
lo rendeva a un tempo così estraneo e così affascinante.
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Nel porto di Napoli
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