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Presentazione di Michele Lanzo
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a
cura di Carlo Barbieri
tratto
dal volume "Michele Lanzo"
Il giovane
pittore Michele Lanzo, calabrese che ormai risiede a Napoli da anni
e qui si è maturato da solo con approfondita serietà seguendo solo
il filo originale della propria ispirazione, non ha mai ceduto agli
allettamenti e alle tentazioni degli sperimentalismi odierni, né,
tantomeno alle ingiunzioni delle effimere mode che si vanno
scavalcando pur a distanza di una sola stagione.
E neanche si è
lasciato attrarre dalle facili seduzioni dei postumi locali
dell'ultimo ottocento, che ancora prosperano fra noi. (E solo in lui
è forse riconoscibile qualche, accenno tratto dal migliore Pratella).
La
vicenda formativa di Lanzo, i maestri che egli ha scelto,
indipendentemente da ogni apprendistato scolastico, spaziano su di
un ampio orizzonte così nazionale come europeo. Quanto a quest'ultimo
è evidente l'influenza dell'espressionismo dei primi decenni di
questo secolo, ma attinto piuttosto che dalle primeve sorgenti
germaniche, dalle concomitanti esperienze di una così singolare
autonomia, austriache e fiamminghe.
E' prevalente
in lui la lezione del viennese Oscar Hokaschka nei drammatici
paesaggi di terra e di fiumi, ora abbagliati da catastrofiche luci
di occasi, con una impaginazione della tela ritmata da tronchi
spogli, oppure contesti dì una drammatica rete di rami contorti e di
stecchi sfrenati dalle burrasche sotto un cielo sconvolto e
incombente su di una natura in sussulto, impregnati di luci vivide e
corrusche.
Quanto
all'intervento fantastico del fiammingo Permeke esponente di un
espressionismo intimo ed intenso, permeato di risonanze
Renbrandtiane, il nostro pittore ha da lui appreso quanto gli
occorreva a confermarlo nella sua ispirazione.
Circa i
riecheggiamenti di maestri italiani del primo novecento, sono palesi
i ricordi dell'impressionismo magico di De Pisis, sciolto in
frantumazioni delle pennellate di Guardi.
Così, il
nostro giovane pittore ha tratto dalla pittura moderna tutto quanto
si confaceva alla sua propria natura di artista (aggiungendo spunti
e riflessi dall'esempio di Vlaminck, un altro fiammingo di scuola
parigina), restando fermo alla sua natura particolare e non
disdegnando l'ascendenza meridionale da Toma a Crisconiio.
I suoi fiori
e le nature morte, si alleano in qualche modo agli esiti, più felici
e liberi, dei paesaggi più decisamente espressionistici di
derivazione europea.
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Nel porto di Napoli
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